Progetto Lebensborn

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Il porgetto Lebensborn era uno dei programmi di eugenetica (selezione o modifica delle linee germinali per il perfezionamneto della specie umana) avviato durante il Terzo Reich da Himmler nel 1935.

Il fiore all’occhiello di questo progetto, che semplicemente era una messa in pratica delle teorie razziali del Mein Kapf, erano le S.S.

Dovevano presentare domanda di arruolamento, corredata da albero genialogico risalente sino al 1650 per dimostrare la purezza ariana del loro sangue. Anche il matrimonio era strettamente controllato e le S.S. ricevevano il nulla osta, solo dopo un accurato controllo della linea di sangue della sposa e di tutta la sua famiglia. Ognuno di questi dati andava poi ad aggiornare il registro dei Clan.

Era invece ritenuto un dovere patriotico, la poligamia.

Vennero create cliniche apposite, dove le donne ritenute idonee, potevano partorire in un ambiente pieno di comfort ed in massima sicurezza. Il nascituro veniva di norma cresciuto dalla madre, o in caso di impossibilità finanziaria, questi veniva adottato dal progetto, diventando figlio della patria (questo tipo di adozioni pero’ furono molto limitate).

I dati ufficiali dichiarano che circa 2’000 donne tedesche partorirono in queste cliniche.

Il progetto non fu mai molto amato dai tedeschi, sia per motivi culturali passati ma ancora attuali, sia per un velo di diffidenza con il quale le speciali cliniche venivano viste (semplici bordelli per soldati).

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, pero’ il progetto riprese vigore, spinto da ovvi motivi bellici e demografici che non si potevano ignorare.

Furono così aperte, in alcuni dei territori occupati,  le “Case per le madri” dove donne non tedesche, ma fisiognomicamente di chiare origini ariane, potevano partorire in segreto, figli da donare al Reich.

Ma è dall’inverno del 1941, che il progetto prese definitivamente una infausta deviazione.

Il suo compito primario divenne il rapimento di bambini per tutta Europa.

Dapprima si ricercarono bambini negli orfanotrofi, poi la “germanizzazione” si estese alle famiglie, agli asili, alle scuole, sino ad includervi bambini orfani di genitori deportati o eliminati, oppure raccolti a caso per strada, era sufficiente una vaga somiglianza con i criteri esteriori richiesti; venivano poi affidati a genitori tedeschi, che insegnavano loro la lingua, ed erano poi iscritti nelle scuole tedesche. Si cercava, tramite bugie e raggiri, di cancellargli in qualche modo la memoria e renderli completamente asserviti alla nuova nazione.

I ragazzini raccolti tra i sei e i dodici anni, non ritenuti idonei, erano lasciati morire.

Un bimbo di Lidice (Repubblica Ceca) affidato ad una coppia di Dresda, ricorda:

« Volevano che li chiamassi Muttrechen e Vaterchen, ma io non potevo e non voledo…ma loro parlavano soltanto il tedesco… e ho cominciato a dimenticare… La guerra è finita… non ricordavo più nemmeno il nome Lidice. Le autorità cecoslovacche mi hanno ritrovato soltanto nel 1947. E sono tornato a casa… del nostro paese è rimasta soltanto una pianura… Ho ritrovato soltanto mia mamma. Mi ha riconosciuto da tre cicatrici che avevo sul petto…»

Questo piccolo promemoria, dimostra se ce ne fosse bisogno, che il nazismo non fu follia (ammesso e non concesso che Hitler fosse completamente folle). Ma una volta abbracciato un ideale, divenne matematica, razionalismo, società, cultura, sistema, nazione. Il nazimo è la mente umana, niente di pazzo o viscerale. Solo asettica messa in pratica di idee o necessità spinte dalla realtà, modificate e decise a tavolino come irrinunciabili (con qualche aggiunta). Bisogna ricordarsi di questo anche oggi, dove l’Europa (e non solo) ha deciso a tavolino che l’economia è il centro del mondo, che la società non è più sociale, ma una conseguenza ineluttabile delle capacità economiche di ogni singolo paese. Non è forse questa follia, pazzia, roba da manicomio? No, è solo la mente umana distorta nei canoni e nelle priorità, antropomorfa eppure così distante dai suoi reali, umani bisogni.

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